Città

Sala Margherita Hack 12 Novembre 2026 09:30/13:00

URBIT

A cura di Marcello Capucci, URBIT


Molte città italiane sono oggi impegnate nella redazione di nuovi piani urbanistici o nell’aggiornamento profondo di quelli vigenti, chiamati a misurarsi con questioni ormai emergenti e gravi. La crisi climatica impone di ripensare il rapporto tra città, suolo, acqua e calore. La crisi abitativa ha reso l’accesso alla casa una questione che investe fasce sempre più ampie della popolazione, che ritenevamo indenni al problema. La rigenerazione urbana, di cui si discute da tempo, attende ancora strumenti capaci di produrla davvero, per non rimanere soltanto evocata.

Tutto ciò avviene in un contesto normativo nazionale datato e superato. Basti pensare che l’impianto di riferimento resta ancorato alla legge urbanistica 17 agosto 1942, n. 1150 e al D.M. 2 aprile 1968, n. 1444 sugli standard urbanistici. Le legislazioni regionali hanno in parte colmato il ritardo, ma in modo disomogeneo, e spesso sono i piani comunali a farsi carico della sperimentazione. Ogni sforzo di innovazione deve confrontarsi con un assetto amministrativo e giuridico che spesso non lo supporta adeguatamente.

I piani urbanistici comunali sanno spesso delineare strategie e obiettivi di lungo periodo condivisibili e rilevanti, ma non sempre riescono a tradurli in azione: talvolta per ragioni esterne al piano, talvolta per una limitata capacità del piano stesso di concretizzarsi in una sequenza di azioni attuabili. Resilienza climatica, risposta ai bisogni dell’abitare e capacità effettiva di rigenerare sono però questioni ormai talmente urgenti da rendere evidente la necessità di un piano con una forte dimensione operativa: radicato nel contesto, capace di agire anche alla piccola scala e di governare processi, oltre che di fissare visioni e obiettivi.

Il convegno mette a confronto le esperienze di Falconara Marittima, Varese, Parma, Torino e Roma, con piani di recente approvazione o in corso di formazione. L’obiettivo non è soltanto illustrare la struttura dei singoli piani, ma soprattutto confrontarli tra loro rispetto a tre temi trasversali, che costituiscono il cuore dei problemi che le città di oggi si trovano ad affrontare, anche a scale molto diverse:

  • crisi climatica: adattamento e mitigazione tradotti in regole, prestazioni e interventi;
  • rigenerazione urbana: le leve che rendono la trasformazione dell’esistente praticabile e conveniente;
  • questione abitativa: gli strumenti con cui il piano contribuisce a generare offerta abitativa accessibile.

A ciascuna città chiediamo di mettere in evidenza gli elementi più concreti: i meccanismi, le norme o i progetti ritenuti più efficaci per innescare azioni ed effetti reali. Chiediamo di raccontare gli eventuali primi risultati già raggiunti oppure, in alternativa, quali risultati l’amministrazione si attende dall’attuazione del piano e in quali termini. Ci interessa indagare in particolare la dimensione degli impatti attesi, in qualche modo valutabili e misurabili: con quali indicatori il piano verifica la propria efficacia e se siano state svolte valutazioni ex ante e sistemi di monitoraggio e valutazione ex post.

Trasversalmente, chiediamo a ciascuna città di evidenziare quali siano i caratteri innovativi del proprio piano e in che modo esso provi a essere uno strumento flessibile e adattivo, con particolare riguardo ai tre temi proposti: come sappia rispondere a condizioni climatiche, abitative e di mercato che cambiano nel tempo, senza dover ricorrere ogni volta a una variante. Il passaggio chiave è quello da una logica di mera conformità urbanistica a valutazioni di coerenza rispetto agli obiettivi e alle strategie che il piano si dà, mantenendo un’attenzione costante all’operatività e alla capacità di tradurre le strategie in strumenti attuativi efficaci.


Il programma dell’evento è in corso di definizione.

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