A cura di Carolina Giaimo, Direttrice di Urbanistica Informazioni
La necessità di ripensare il paradigma espansivo appare ormai ineludibile: se la pianificazione urbanistica
tradizionale ha operato prevalentemente attribuendo possibilità di trasformazione, capacità edificatorie
e nuove aree di espansione, il problema contemporaneo diventa anche quello inverso: ridurre, cancellare
o rivedere previsioni urbanistiche espansive non più sostenibili, soprattutto quando riguardano suoli
ancora liberi. Il punto di partenza sono le nuove disposizioni europee: Soil Monitoring Directive, Nature
Restoration Law, Soil Strategy e obiettivo di Zero Net Land Take. In questo quadro, il Focus di Urbanistica
Informazioni 328/2026 (luglio-agosto), curato da Stefano Salata e Peter Lacoere, assume la
conservazione del suolo non ancora urbanizzato come questione centrale, riconoscendone il valore quale
risorsa non riproducibile e componente essenziale per la produzione di servizi ecosistemici. Il Focus
mette tuttavia in evidenza come il passaggio dalla compensazione ex post alla prevenzione ex ante
richieda di intervenire anche sulle previsioni urbanistiche non attuate ereditate dalle precedenti stagioni
espansive. Il downzoning non è una semplice operazione tecnica di riduzione dell’edificabilità: investe il
rapporto tra piano e diritti di trasformazione, la formazione della rendita, i costi della compensazione, le
responsabilità dei diversi livelli di governo e la capacità degli strumenti urbanistici di adattarsi al mutare
delle condizioni ambientali, sociali ed economiche. Le esperienze europee mostrano opportunità ma
anche rilevanti criticità giuridiche, finanziarie e istituzionali.
Ne deriva una profonda riflessione sull’altro lato della medaglia: se la tutela del suolo libero impone un
netto freno all’espansione, l’alternativa ineludibile diventa intervenire in modo massivo sul tessuto già
urbanizzato attraverso quello che chiamiamo “costruire nel costruito”. Questa modalità di
rigenerazione urbana rappresenta un campo metodologico e progettuale fertile da esplorare e
approfondire. Quali sono i limiti fisici e prestazionali della densificazione? Come si ridefiniscono i rapporti
qualitativi tra spazio pubblico e spazio privato? Qual è il ruolo determinante del progetto di architettura
e di urbanistica in questa transizione?
La sfida della città contemporanea risiede nella capacità della densificazione di generare benefici e valori
pubblici radicalmente diversi da quelli prodotti dalle tradizionali stagioni espansive o dai grandi interventi
di riuso dei brownfield. Oggi la rigenerazione è sempre più spesso l’esito puntuale di singoli e piccolissimi
interventi di ricostruzione e sostituzione edilizia, i quali rischiano tuttavia di frammentare la città se non
inseriti all’interno di un chiaro quadro sistemico di coerenza urbanistica.
L’incontro intende dunque offrire una riflessione critica su come il passaggio dallo sprawl planning al
reverse planning richieda non soltanto di contenere e azzerare il consumo di suolo libero, ma di
governare i processi di densificazione e trasformazione del costruito, definendo regole, strumenti e
qualità spaziali capaci di guidare la rigenerazione minuto per minuto all’interno di una visione d’insieme
coordinata e sostenibile.
PROGRAMMA
Introduce e coordina
Carolina Giaimo, Direttrice Urbanistica Informazioni
Intervengono
Stefano Salata, Redazione nazionale Urbanistica Informazioni
Massimo Bricocoli, Professore di Tecnica e Pianificazione Urbanistica, DAStU Politecnico di Milano
Giulia Ragnoli, Responsabile Unità City Operation – Direzione Generale – Comune di Milano
Conclusione dei lavori
Carolina Giaimo e Stefano Salata, Urbanistica Informazioni
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