Fare rigenerazione urbana con la cultura: il Polo del ‘900 a Torino

31/03/2019
La cultura può essere un formidabile strumento per “fare rigenerazione urbana” e nella gallery online della manifestazione nazionale di riferimento del settore, Urbanpromo Progetti per il Paese, non possono mancare esempi al riguardo. Tra questi il Polo del ‘900, presentato dalla Compagnia di San Paolo. 

E’, si legge nella presentazione “un nuovo centro culturale aperto alla cittadinanza e rivolto soprattutto alle giovani generazioni e ai nuovi cittadini. A Torino, ospitato nel complesso juvarriano dei Quartieri Militari, il Polo del ‘900 si articola nei palazzi di San Daniele e di San Celso che, in più di 8.000 mq. accolgono un museo, spazi per eventi, mostre e performance, una biblioteca, aule per la didattica, un’area bimbi, sale conferenze, un cinema all’aperto e un minicinema.  In un unico luogo il Polo accoglie e racconta il ’900 grazie ai 9 chilometri di archivio e ad una biblioteca sempre aperta, propone molteplici occasioni di confronto e approfondimento, e offre consulenze specialistiche per esplorare 300.000 libri, 200 periodici correnti, un’emeroteca storica, 130.000 fotografie, 21.000 manifesti, 53.000 audiovisivi, 400.000 documenti digitalizzati”.

Sandra Aloia, program manager dell’area Innovazione culturale della Compagnia di San Paolo, racconta che proprio la Compagnia nel 2009  “aveva stanziato sette milioni di euro per il recupero di un palazzo storico, Palazzo San Daniele, uno dei due storici che compongono il complesso di Juvarra, risalente al Settecento. La Compagnia, insieme alla Città, si è posta la sfida di supportarne il restauro, visto il valore dell’edificio, di proprietà comunale”.

L’idea è quella di affiancare un progetto di respiro al mero recupero edilizio, con la collaborazione delle fondazioni bancarie, per scongiurare il rischio che il degrado tornasse in poco tempo a impossessarsi del complesso. Sono due le circostanze che contribuiscono a dare forma al progetto del Polo del ‘900. In primo luogo la crisi degli istituti culturali che caratterizza quella fase storica: la contrazione dei finanziamenti pubblici a essi destinati porta a immaginare di impostare un sostegno; poi il recupero qualche anno prima, nel 2003, da parte del Comune, dell’edificio di fronte, Palazzo San Celso, dove era tra l’altro stato inaugurato il Museo della Resistenza e aveva avuto luogo il trasferimento di alcuni enti culturali tra cui l’Archivio nazionale cinematografico.

Prende corpo l’intuizione di mettere a sistema i due edifici e far nascere un complesso che ospiti un centro culturale di nuova generazione che, spiega Aloia, “comprendesse in partenza anche le istituzioni e le organizzazioni culturali che avevano già  preso casa a Palazzo San Celso. Il progetto di innovazione culturale è stato fatto con loro, e questo proposito ha portato nel tempo alla costituzione di una fondazione che ha come mission la gestione degli spazi pubblici comuni e della progettazione, delle funzioni, dei servizi integrati”. Questo vuol dire, racconta la program manager, “che gli enti partecipanti al progetto del Polo del ‘900 continuano a mantenere l’autonomia ma alcuni compiti, quelli integrati e gli spazi condivisi, sono condotti in comune attraverso la Fondazione”, che nasce nel 2016, pochi giorni prima dell’inaugurazione di Palazzo San Daniele restaurato, e che ha come soci la Regione, il Comune, la Compagnia di San Paolo e gli enti e le organizzazioni (19) che partecipano alla vita del Polo e che rappresentano, si legge nella presentazione, “un punto di riferimento nella ricerca storica, sociale, economica e culturale del Novecento e nella salvaguardia dei valori della resistenza, della democrazia e delle libertà”.

Sandra Aloia tiene a sottolineare che se l’esperimento di “fare rigenerazione urbana” attraverso la cultura può dirsi riuscito, molto dipende dall’uso che si è fatto dello strumento: “Non è scontato che usando la cultura si riesca a fare rigenerazione urbana, è importante il come. Nel caso del Polo del ‘900 era importantissimo prendersi cura del rapporto di permeabilità con il contesto. Abbiamo creato dei dispositivi culturali che hanno stabilito dei ponti verso il contesto urbano, dal Polo verso la città e verso la regione e viceversa”. Tra questi, vanno citati progetti di coinvolgimento attivo della cittadinanza per portarla a frequentare il Polo e altri per portare le attività del Polo nel quartiere: teatro di comunità, feste di piazza, un progetto rivolto specificatamente agli under 25 che prevede un festival da loro organizzato in autonomia, l’aula studio per creare “traffico”, la diffusione di un bando della Compagnia di San Paolo per adottare iniziative per portare il Polo sul territorio regionale e altre progettazioni culturali ai Quartieri militari juvarriani.

Ora è in campo il proposito di migliorare anche fisicamente la connessione tra i due edifici, Palazzo San Daniele e Palazzo San Celso, con la creazione di una vera e propria piazza.