18/04/2020
A Urbanpromo vengono approfonditi i molteplici aspetti legati ai progetti e alle operazioni di rigenerazione urbana, complessa per definizione. Anche il “mondo” delle cooperative di abitanti, con le proprie specificità e punti di forza, è attivo in questo ambito. In particolare, con una presentazione nella gallery online, a Urbanpromo Progetti per il Paese ha partecipato Legacoop Abitanti Emilia-Romagna. La coordinatrice è Barbara Lepri, che ha risposto ad alcune domande per approfondire particolarità e caratteristiche dell’impegno di Legacoop Abitanti Emilia-Romagna per la rigenerazione urbana.

L’Emilia-Romagna è la regione italiana dove il settore delle cooperative ha trovato un ideale habitat di sviluppo. Vale anche per le cooperative di abitanti, che possono vantare numeri importanti. Quante sono quelle che aderiscono a Legacoop Abitanti nella regione, con quanti soci e alloggi?

Ad oggi le cooperative aderenti a Legacoop sono 16, ripartite nelle varie Province del territorio regionale. In questi anni di difficile attività sono state chiamate ad esprimere la propria competenza storica di gestore sociale e conoscenza della comunità per dare una risposta innovativa alle esigenze dell’abitare solidale e ai propri soci: sono oltre 100.000 gli iscritti, con un patrimonio abitativo di 750 milioni di euro (oltre 60.000 gli alloggi fino ad ora realizzati, 55.000 destinati alla vendita o locazione a termine, 6.000 alloggi in uso e godimento permanente ai Soci).

Qual’è la mission delle cooperative di abitanti, e di Legacoop che le raccoglie?

Le cooperative di abitanti danno una risposta collettiva e solidaristica alla domanda di casa, offrendo ai propri soci la possibilità di ottenere alloggi in proprietà o assegnazione di case in godimento permanente a prezzi calmierati rispetto al mercato, sostenibili ed efficienti sul piano ambientale, economico e sociale. Le cooperative di abitanti svolgono un ruolo di primaria importanza nel campo dell’edilizia residenziale sociale e attraverso la propria attività forniscono una risposta concreta al bisogno primario della casa ai propri soci e cittadini, interpretandone aspettative e nuove esigenze abitative emergenti, esaltando l’ascolto, la partecipazione e la condivisione coi soci, le famiglie, la comunità.

Esiste una distinzione tra cooperative a proprietà indivisa e a proprietà divisa. La può spiegare?

Le cooperative a proprietà divisa, nate negli anni ’50-’70 hanno realizzato fino dagli anni ’90 alloggi di qualità destinati alla proprietà, in edilizia convenzionata e libera; nell’ultimo ventennio, si sono trasformate guardando al futuro nell’ottica di fornire servizi anche alla comunità. Da qui la realizzazione di progetti destinati alla locazione a termine con patto di futura vendita o proprietà differita e progetti destinati a determinate categorie sociali (anziani, giovani coppie), nel rispetto delle sollecitazioni in materia ambientale e tecnologica (fabbricati caratterizzati da elevate prestazioni sul piano dell’efficienza energetica e da un confortevole “benessere interno”).

Le cooperative a proprietà indivisa, che sono nate già alla fine dell’800 e nei primi del ‘900, realizzano alloggi destinati al “godimento permanente”.

La propria mission si fonda su alcuni tratti unificanti: il bene è intergenerazionale a disposizione dei soci iscritti, assegnatari e in attesa di futura assegnazione; è inalienabile; viene mantenuto efficiente grazie a specifici programmi di manutenzione e riqualificazione energetica;  si fonda sul ruolo sociale in quanto la forma organizzativa e la titolarità del patrimonio consente una proficua integrazione sociale condivisa.

 Si tratta di soggetti che in alcuni casi hanno alle spalle oltre cento anni di attività. Come si è evoluto il loro ruolo in un arco di tempo così lungo, come sono riusciti a mantenere importanza e centralità?

Le cooperative di abitanti, nonostante gli anni di costituzione, hanno saputo interpretare i bisogni abitativi in evoluzione, pur mantenendo fede alla propria mission e ai principii cooperativi che le contraddistinguono.

Le esperienze cooperative, anche con partnership complesse tra pubblico e privato, sono portatrici di una progettazione integrata e di innovazione nei modelli abitativi capaci di rispondere in termini di spazio urbano e residenziale. La domanda di accesso alla casa è al centro delle politiche dei Consigli di Amministrazione ed è influenzata dai nuovi bisogni cercando soluzioni abitative integrate e sostenibili che trasformino il bene casa da elemento di criticità e staticità in fattore che contribuisca alla flessibilità, allo sviluppo della comunità e alla coesione sociale.

La parola d’ordine, approfondita a Urbanpromo nei suoi diversi aspetti, è rigenerazione urbana. Anche Legacoop Abitanti Emilia-Romagna e le sue cooperative l’hanno compreso, da tempo. Come si attua il loro impegno in questo senso?

La crisi di questi anni ha prodotto profonde trasformazioni economico sociali che hanno generato cambiamenti strutturali. Le cooperative di abitanti sono passate dall’“occupare nuovo territorio” a “utilizzare meglio il territorio già occupato”, trasformando quelle parti di città costruite negli anni in cui i temi legati al risparmio energetico e alla qualità della vita non erano la priorità, attuando una profonda riqualificazione degli stabili e dando nuova vita agli spazi circostanti attraverso un processo di attivazione di comunità. L’aumento delle persone che vivono sole, anziani che chiedono soluzioni di accompagnamento e cura, popolazione giovanile con precarietà economica e al tempo stesso di mobilità legata ai percorsi formativi e al mercato del lavoro rappresentano solo alcune nuove categorie emergenti, la sfida del futuro sarà dare nuove risposte favorendo l’inclusione sociale attraverso contesti abitativi appropriati, favorendo Patti per la rigenerazione urbana che coinvolgano i Comuni e la Regione e soggetti privati (cooperative di abitanti, cooperative sociali, operatori privati, fondazioni bancarie, enti previdenziali e fondi immobiliari) e che intercetti tutte le risorse finanziarie disponibili (nazionali ed europee) per attivare progetti concreti e realizzabili sul piano economico.