Le MicroDanze sono delle performance danzate di breve durata. Non si tratta però solo di danza contemporanea, quindi già deviante dai tradizionali contesti, ma di coreografie non frontali e non rigide, ma permeabili al contesto, specificamente uno spazio pubblico urbano, capaci di dialogare con universi disciplinari differenti per promuovere l’intimità tra danzatore, spettatore e luogo.

La commistione con il mondo delle arti visive le fanno apparire come dei quadri in movimento in ambiti urbani centrali e marginali, vitali e degradati. La natura delle MicroDanze è ambigua, mutevole, sospesa tra dimensioni tangenti ma non sovrapposte, non percepibili in modo classico. Il teatro in cui sono eseguite è aperto, privo di riferimenti tradizionali quali un palco o una platea. La danza è concepita per lo spazio d’esibizione: compaiono uno alla volta, il successivo appare solo nel momento in cui il precedente ha esaurito il suo tempo; sono dispersi lungo il percorso urbano, in modo che il senso di attesa cresca su due binari: quale sarà la prossima esibizione? Dove sarà situata? Inoltre, se il luogo è sconosciuto, si aggiunge anche il mistero di muoversi totalmente immersi nella sorpresa, ignari di cosa aspettarsi. Una sorta di museo – lo spettatore è invitato a muoversi da una postazione all’altra, proprio come ci si sposta di sala in sala – dove le opere si muovono attraverso corpi che brillano nell’oscurità.

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